Il IX rapporto di Itinerari Previdenziali analizza il Sistema Previdenziale Italiano dopo il Covid.

Nella prestigiosa cornice offerta dalla Biblioteca del Senato “Giovanni Spadolini”, messa a disposizione grazie all’iniziativa del Sen. Puglia, già Presidente della Commissione di vigilanza sugli Enti Previdenziali, nella giornata di ieri è stato presentato il IX Rapporto sul Bilancio del Sistema Previdenziale italiano del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali.

Dalla cessazione delle attività che svolgeva il Nucleo di Valutazione della Spesa Previdenziale (Nuvasp) istituito dalla legge n. 335/1995 (riforma Dini) nel 2011, l’attività di monitoraggio e controllo delle curve demografiche, dei confini tra spesa previdenziale e spesa assistenziale, nonché le ricadute delle oscillazioni dei mercati del lavoro, sono da anni oggetto delle analisi prodotte da Itinerari Previdenziali.

Il dettagliato quadro annuale del complesso sistema pensionistico e assistenziale italiano ovviamente quest’anno ha mostrato le profonde conseguenze generate dalla pandemia a cominciare dal risparmio di circa un miliardo prodotto dall’eccesso di mortalità per Covid «Il 96,3% dell’eccesso di mortalità registrato nel 2020 – si legge nel rapporto – ha riguardato persone con età uguale o superiore a 65 anni, per la quasi totalità pensionate. Considerando per compensazione l’erogazione delle nuove reversibilità, si quantifica in 1,11 miliardi il risparmio, tristemente prodotto nel 2020 dal Covid, e in circa 11,9 miliardi la minor spesa nel decennio». ​

Dopo un trend positivo iniziato nel 2009 per effetto delle riforme previdenziali l’andamento dei trattamenti di quiescenza nel 2020 è cresciuto per attestarsi a 16 milioni e 41mila senza mostrare la temuta impennata per l’entrata in vigore di quota 100 o per effetto di altri provvedimenti di anticipo pensionistico come l’Ape sociale e Opzione donna.

Fa riflettere il dato delle pensioni ultra quarantennali erogate dall’Inps (circa 476mila pensioni –invalidità, vecchiaia e superstiti), 423mila sono le prestazioni che riguardano il settore pubblico e 53.274 quelle riguardanti il settore privato, quasi totalmente afferenti al superato sistema retributivo. La contrazione dell’occupazione, meno 570mila occupati (gli occupati sono 22,8 milioni), incide sul rapporto attivi/pensionati (valore fondamentale per la tenuta del sistema pensionistico) che flette a 1,42, pericolosamente vicino all’1,5 considerato il punto limite per lastabilità del sistema pensionistico. Nelle considerazioni relative agli effetti che saranno prodotti dal Pnrr, il Rapporto prevede che tale indice sarà oggetto di un’inversione di tendenza. Auspicio di molti.

Nel quadro relativo alla spesa per l’assistenza e welfare (144 miliardi di euro) che rappresenta il 30% del Pil italiano finanziato dal 65% delle entrate contributive e fiscali dello Stato, Alberto Brambilla, Presidente Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali, segnala il paradosso rappresentato dall’aumento della spesa assistenziale, cresciuta del 56% in meno di dieci anni e che si attesta attorno ai 145 miliardi, inspiegabilmente corrispondente al raddoppio dei cittadini in povertà assoluta sono raddoppiati e una crescita del 36% di quelli in povertà relativa. Il modello italiano basato su distribuzione di sussidi – la conclusione di Brambilla- evidentemente non funziona, e probabilmente, sempre secondo il suo parere, sarebbe opportuno immaginare la separazione dei sistemi di previdenza e assistenza.

Numerosi gli attori istituzionali che hanno partecipato alla presentazione del IX rapporto: il  sottosegretario Tabacci ha inviato un video messaggio, il Ministro Gelmini, i senatori De Bertoldi, Nannicini, attuale presidente della Commissione bicamerale di vigilanza e il suo predecessore Sergio Puglia.

Molti tra questi hanno sottolineato il ruolo di supplenza che questo rapporto svolge da anni dopo la cessazione del Nucleo di Valutazione.

Nannicini ha evidenziato la necessità di mantenere una sostenibilità economica per reggere l’impatto dell’invecchiamento demografico, anche mediante una regolamentazione dei flussi migratori, per garantire più equità in modo mirato e per categorie. Sottolineando anche che  scuola, lavoro e pensione devono essere trattati in via armonica e non separatamente.

Sergio Puglia, ex Presidente della Commissione di Vigilanza, ha illustrato l’opportunità di collegare gli investimenti a lungo termine delle risorse delle casse privatizzate in settori come quello della ricerca, o delle PMI, adeguando la tassazione italiana sui rendimenti e sulle prestazioni a quella dei Paesi europei, al fine di creare un circolo virtuoso del Sistema Paese nel suo complesso.

Per ulteriori approfondimenti: https://www.itinerariprevidenziali.it/site/home/eventi/eventi-2022/nono-rapporto-sul-bilancio-del-sistema-previdenziale-italiano.html

Arturo Bandini