Nel comparto delle Casse di previdenza, la contrattazione collettiva — di primo e secondo livello — è da sempre uno snodo cruciale per lo sviluppo di relazioni industriali responsabili, solide e finalizzate al miglioramento dei servizi e della qualità del lavoro. È uno strumento che non solo regola i rapporti tra le parti, ma contribuisce alla costruzione di una cultura organizzativa condivisa, orientata all’efficienza e alla valorizzazione delle persone. Il D.lgs. n. 509/1994, che disciplina il sistema delle Casse, riconosce esplicitamente il ruolo del contratto collettivo nazionale, ponendo le basi per un sistema equilibrato in cui il dialogo tra amministrazioni e organizzazioni sindacali rappresenta una leva fondamentale di innovazione e coesione.
La Cisl FP ha sempre interpretato questo ruolo con coerenza e rispetto, con un impegno costante nella difesa dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori e nella promozione di un confronto sindacale serio e costruttivo. Abbiamo sempre rifiutato scorciatoie, logiche autoreferenziali e guerre di bandiera. E proprio per questo abbiamo sempre mantenuto ben distinti i piani, le specificità dei comparti, le autonomie negoziali di ciascun ente, nella piena consapevolezza che ogni sistema ha la sua fisionomia e merita risposte adeguate, non modelli preconfezionati.
Non siamo mai saliti su pulpiti, né abbiamo dispensato lezioni di etica sindacale, ma non accettiamo che lo faccia chi, in nome di una presunta superiorità, oggi agisce in modo divisivo e irresponsabile. È inaccettabile che, per protagonismo o tatticismi, si comprometta la qualità della trattativa, si alimenti il conflitto sterile tra le sigle, si ostacoli un percorso che dovrebbe essere volto esclusivamente alla tutela dei lavoratori.
Con grande rammarico constatiamo che la contrattazione di secondo livello presso l’Ente di previdenza dei Dottori Commercialisti, dopo quindici anni di immobilismo, si è trasformata in una occasione sprecata. Quello che avrebbe potuto essere l’inizio di una nuova stagione di relazioni industriali sane e produttive, si è invece tradotto in un testo che, anziché rafforzare i diritti e il benessere del personale, introduce elementi regressivi e non risolve i problemi di un contratto che può e deve essere aggiornato nella sua interezza.
Non si comprendono né la fretta né la leggerezza con cui si è scelto di procedere alla sottoscrizione di un accordo che non risolve le criticità esistenti e ne introduce di nuove: la copertura sanitaria, che l’amministrazione, come previsto dal CCNL, dovrebbe garantire ai propri dipendenti, resta a carico del personale in una quota parte che non è possibile predeterminare ma che dipende dalla procedura di aggiudicazione della gara che l’amministrazione porterà a termine nei prossimi mesi. Non viene finanziato l’istituto del Welfare, una realtà ormai consolidata in quasi tutte le casse del comparto, limitandosi ad una sterile dichiarazione d’intenti. Si chiede di compensare preventivamente presunti aumenti dell’istituto EDR, non ancora neppure discussi al tavolo del rinnovo del CCNL, penalizzando in questo modo i lavoratori della Cassa Dottori Commercialisti rispetto agli altri colleghi del comparto. Inoltre, si interviene in modo penalizzante su istituti fondamentali come i permessi per motivi di salute, si introduce una logica vessatoria sul recupero della giornata in caso di malore e si vincola l’aumento del buono pasto, in caso di modifica della normativa vigente, a cifre irrisorie rispetto alla perdita economica che il blocco decennale ha determinato per i lavoratori. Un accordo incomprensibile e, per quanto ci riguarda, inaccettabile.
Ma ciò che più ci allarma è il clima che si è creato: un tavolo ristretto in cui si consente la partecipazione a rappresentanti nazionali solo di alcune sigle, impedendo di fatto la pari opportunità di avere in delegazione trattante il supporto delle Federazioni Nazionali che le RSA hanno legittimamente richiesto. Si apre così un fronte dannoso, che mina il principio stesso di rappresentanza equilibrata e mina la fiducia nel sistema delle relazioni sindacali.
Un Contratto sottoscritto solo da alcune OO.SS., una delle quali ha già ritirato la firma e le altre che hanno immediatamente perso la fiducia dei lavoratori che avrebbero dovuto rappresentare, non è utile a nessuna delle parti coinvolte.
Noi crediamo che, facendo prevalere il senso di responsabilità, ci sia il tempo ed il modo di riaprire il tavolo negoziale per poter giungere ad un accordo che veda la piena soddisfazione dei lavoratori della Cassa e allo stesso tempo dia all’amministrazione gli strumenti per l’organizzazione e la gestione del personale e dei servizi ai Dottori Commercialisti.
La Cisl FP continuerà a battersi con coerenza e serietà senza mai arretrare di fronte a scelte sbagliate e dannose.
Coordinamento CISL FP Casse Previdenziali
