A questo punto, evocare anche solo lontanamente una “speranza” dopo quasi un anno e mezzo di attesa per l’avvio delle trattative di rinnovo del CCNL appare non solo ingenuo, ma francamente ridicolo. Avevamo ritenuto — con un eccesso di fiducia che oggi non possiamo che definire malriposto — che al rispetto dimostrato e alla lealtà concreta, mai di facciata, che abbiamo sempre garantito alle Casse e all’Adepp, sarebbe corrisposto un atteggiamento quantomeno dignitoso.
Ci sbagliavamo. E i fatti lo dimostrano senza appello.
Siamo invece di fronte all’ennesima, plateale dimostrazione di arroganza, superficialità e totale disprezzo verso le richieste delle lavoratrici e dei lavoratori che rappresentiamo. Altro che confronto serio: quello a cui stiamo assistendo è una messa in scena grottesca che svilisce il ruolo sindacale e ridicolizza il tavolo negoziale. Dopo l’ultimo incontro, è ormai lampante che la disponibilità e il senso di responsabilità dimostrati finora sono stati deliberatamente scambiati per debolezza. Un errore grave. Un errore che qualcuno farebbe bene a non sottovalutare.
La cronaca dell’ultima sessione di trattative
La delegazione di controparte — composta dai Presidenti Bianco (ONAOSI), Gandola (ENPAV), Boccia (Commercialisti), Angeletti (DG Commercialisti), Anedda (ex Pres. Commercialisti), Verbaro (Adepp) e Petrassi (Adepp) — si è presentata con lo stesso copione ormai logoro: ritardi, approssimazione e indisponibilità.
Ai diciotto mesi di immobilismo si è aggiunto l’ennesimo ritardo nell’avvio dei lavori: una consuetudine che non è più episodica, ma evidentemente strutturale. Un segnale inequivocabile del valore che viene attribuito al confronto.
Dopo l’ennesima attesa, controparte ha semplicemente snocciolato una sequenza imbarazzante di dinieghi:
- NO alla quattordicesima mensilità
- NO a un’area professionale per le nuove professioni
- NO all’ultrattività del CCNL
- NO alla rappresentatività sindacale (>50%) per i contratti di secondo livello
- NO all’orario di lavoro su cinque giorni
- e, soprattutto, NO AGLI ADEGUAMENTI SALARIALI
Su quest’ultimo punto si raggiunge il vertice del paradosso: controparte considera intoccabile la proposta di adeguamento dei tabellari pari al 6%, ignorando deliberatamente la perdita reale del potere d’acquisto subita dalle lavoratrici e dai lavoratori.
Come definire questa trattativa, se non farsesca?
A partire da una delegazione egemonizzata da chi, nel proprio Ente — con la complicità di alcuni — ha già prodotto contratti integrativi peggiorativi, introducendo clausole capestro pensate per impedire qualsiasi miglioramento futuro derivante dal CCNL.
Il tutto mentre si continua a ignorare una realtà tanto evidente quanto scomoda: la progressiva e pesantissima erosione del potere d’acquisto degli stipendi.
E mentre si fa finta di nulla, il patrimonio delle Casse ha raggiunto i 132 miliardi di euro nel 2025(dato reso pubblico dal Presidente Adepp). Centotrentadue miliardi. Una cifra che da sola basterebbe a smontare qualsiasi alibi.
Viene spontaneo chiedersi se gli iscritti, destinatari quotidiani dei servizi di assistenza erogati con professionalità dalle lavoratrici e dai lavoratori, siano davvero a conoscenza della scarsa considerazione che gli Amministratori pro tempore dimostrano nei loro confronti.
A fronte di ciò, le vaghe e tardive aperture su smart working, legge 104 nel conteggio presenze per il PAR (!!!), e una generica clausola di salvaguardia dall’inflazione — peraltro già oggi insufficiente, visto il 3% di perdita non riconosciuta nel triennio precedente — sono semplicemente irricevibili.
LA CISL FP CASSE PREVIDENZIALI INVITA LA DELEGAZIONE TRATTANTE A ESPORRE SENZA IMBARAZZO IL CARTELLO: “BENVENUTI SU SCHERZI A PARTE!”
E, soprattutto, a iniziare — finalmente — a dimostrare rispetto per le parti sociali. Quel rispetto che le lavoratrici e i lavoratori delle Casse garantiscono ogni giorno.
Certificato. Centotrentadue miliardi di volte.
COORDINAMENTO CISL FP CASSE PREVIDENZIALI
