“Il contratto non si firma al ribasso”, sala piena e partecipazione straordinaria all’assemblea CISL FP di Roma.

Oltre cinquecento lavoratrici e lavoratori inviano un messaggio chiaro alle Casse, salari, dignità e futuro del lavoro non sono più rinviabili.

Il ruolo del Sindacato, nel contesto del lavoro privato, è quello di porsi come corpo intermedio tra lavoratori e datore di lavoro, rappresentando in forma collettiva gli interessi dei primi e svolgendo un’essenziale attività di mediazione e contrattazione.

La funzione della contrattazione, tuttavia, non può prescindere da un elemento fondamentale: il consenso dei lavoratori. È proprio nella partecipazione e nell’adesione che il sindacato trova la propria legittimazione e la forza necessaria per incidere nei processi negoziali.

È dentro questo quadro che si colloca l’Assemblea cittadina indetta dal Coordinamento Casse Previdenziali, svolta oggi nella sede nazionale della CISL FP, aperta a tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori, iscritti e non iscritti. Una risposta concreta, partecipata, determinata.

L’evento ha visto la partecipazione di oltre cinquecento lavoratrici e lavoratori, una sala gremita di oltre centocinquanta partecipanti in presenza come non si vedeva dai tempi pre-covid, una presenza da remoto ampia e continua, un confronto vero e partecipato.

Numeri che smentiscono nei fatti ogni narrazione di disaffezione e segnano, al contrario, un’inversione di tendenza netta.

Durante l’incontro è stata ribadita con fermezza la posizione già espressa ai tavoli negoziali: il rinnovo del contratto 2025–2027 non potrà in alcun modo essere un rinnovo ordinario. Non lo consentono le trasformazioni in atto, non lo consentono le condizioni materiali delle lavoratrici e dei lavoratori, non lo consente il livello ormai insostenibile di compressione salariale. Serve un contratto capace di leggere il cambiamento e di governarlo, mettendo davvero al centro il lavoro, la dignità professionale, il salario e le nuove fragilità sociali.

Nel corso dell’assemblea è emersa con forza la consapevolezza che il comparto delle Casse sta attraversando una trasformazione profonda. L’intelligenza artificiale, la digitalizzazione, i nuovi modelli organizzativi e l’evoluzione dello smart working stanno ridefinendo radicalmente il lavoro. Di fronte a questo scenario, non è più accettabile un contratto che si limiti a rincorrere l’esistente: il nuovo CCNL dovrà essere uno strumento di governo, non un semplice contenitore di norme.

Gli interventi hanno denunciato con forza una situazione ormai non più sostenibile: mentre il patrimonio degli Enti previdenziali è quasi raddoppiato negli ultimi dieci anni — risultato raggiunto anche grazie al contributo diretto delle lavoratrici e dei lavoratori — a questi stessi lavoratori continua a essere negato, in modo sistematico, un adeguato riconoscimento economico e professionale. Il giusto riconoscimento dell’adeguamento degli stipendi è così esploso con tutta la sua urgenza. In un Paese in cui il lavoro dipendente sostiene ancora il peso principale del sistema fiscale, mentre il potere d’acquisto arretra da oltre vent’anni, la richiesta emersa è netta e non negoziabile: servono aumenti reali, consistenti, immediatamente percepibili.

Da questo punto di vista, il messaggio rivolto alla parte datoriale è stato netto e privo di ambiguità: la CISL FP non è disponibile a sottoscrivere un contratto al ribasso.

È stato ribadito con forza che non sarà possibile arrivare alla firma senza percentuali economiche significative e senza un impianto contrattuale moderno, capace di affrontare concretamente i nodi del welfare, della conciliazione dei tempi di vita e lavoro, della formazione continua e della valorizzazione delle competenze. Un testo, inoltre, che spazzi via definitivamente interpretazioni arbitrarie in tema di rappresentanza e che non consenta più forme di organizzazione del lavoro anacronistiche, prive di senso, portate avanti da realtà isolate che pretendono di elevare a sistema pratiche ormai superate.

Particolarmente sentiti gli interventi sul tema delle fragilità sociali e lavorative. È emersa con chiarezza la necessità di costruire un sistema di tutele più avanzato, capace di rispondere ai bisogni reali delle persone: sostegno alla genitorialità, attenzione alla non autosufficienza, sanità integrativa, previdenza complementare, strumenti concreti per affrontare le nuove vulnerabilità generate dalla trasformazione del lavoro. Non si tratta di rivendicazioni accessorie, ma di elementi strutturali di un contratto moderno.

L’assemblea ha visto inoltre la partecipazione di rappresentanti di altre sigle sindacali nei cui interventi, pur nelle differenze, è emersa la necessità di riportare il senso alla base della funzione sindacale che si mette in atto unicamente con la partecipazione e l’unità delle lavoratrici e dei lavoratori, altrimenti la contrattazione si indebolisce. Ed è un rischio che oggi non possiamo permetterci.

Nella sua relazione, Andrea Ladogana, ha voluto sottolineare il significato politico della giornata:

la partecipazione straordinaria di oggi dimostra che le lavoratrici e i lavoratori delle Casse hanno piena consapevolezza della fase che stiamo vivendo. Oggi non stiamo discutendo soltanto di aumenti economici, ma del modello di lavoro e di società che vogliamo costruire nei prossimi anni. La CISL FP non accetterà soluzioni deboli o compromessi che non restituiscano dignità salariale e prospettiva al comparto.

Ladogana ha inoltre ribadito come il contratto nazionale debba continuare a rappresentare il perno della regolazione del lavoro nelle Casse, evitando derive frammentarie che finirebbero per scaricare disuguaglianze direttamente sui lavoratori.

Il coordinatore nazionale, Roberto Pinci, ha richiamato con forza il legame tra questione salariale, sistema fiscale e tenuta democratica del Paese:

Non possiamo più accettare che il lavoro dipendente continui a essere il soggetto che sostiene il sistema fiscale e contemporaneamente quello che perde salario reale. I lavoratori delle Casse svolgono una funzione essenziale per la tenuta del sistema previdenziale italiano e meritano un contratto che riconosca finalmente questo valore. Senza salari adeguati, senza welfare e senza diritti moderni, il rischio è quello di impoverire non solo il lavoro, ma la qualità stessa delle istituzioni.

Pinci ha poi evidenziato come il rinnovo del CCNL rappresenti oggi uno snodo decisivo:

Serve il coraggio di costruire un contratto che guardi avanti. Difendere il contratto nazionale significa difendere un’idea di coesione, di equità e di partecipazione. Ed è proprio la partecipazione vista oggi in assemblea a dimostrare che questa categoria vuole essere protagonista del cambiamento.

La giornata di oggi segna un punto fermo: su questo non ci sarà alcuna trattativa al ribasso, né oggi né domani. Se c’è chi è a firmare accordi deboli o a legittimare compromessi che penalizzano lavoratrici e lavoratori, è bene dirlo con chiarezza: quella non è la CISL FP.

Coordinamento Nazionale Enti Previdenziali CISL FP